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L’Agenzia del Demanio deve versare l’IMU ai Comuni

Tutti gli immobili di proprietà del Demanio devono versare l’imposta ai Comuni di appartenenza. Lo stabilisce la Corte di Cassazione.

Con l’ordinanza 3275/2019 i giudici della Cassazione spiegano che: “ l’Agenzia del Demanio ha natura di Ente Pubblico economico del ministero dell’Economia, dotato di autonomia e gestionale, e in quanto tale non rientra tra i soggetti di cui all’ articolo 7, comma 1, lettera a) del DLgs 504/1992“. 

La stessa Corte con ordinanza precedente 3274/2019 affermava che il concessionario di un’area demaniale è titolare di un diritto di proprietà superficiaria sulle opere stabili ivi legittimamente collocate, restando, conseguentemente, soggetto passivo d’imposta e non è quindi il demanio il soggetto passivo.  I citati “soggetti di cui” sono quelli che godono dell’esenzione da ICI e IMU, nei quali, quindi, il Demanio non rientrerebbe

L’esenzione di cui al DLgs 504/1992spetta soltanto se l’immobile è adibito a un compito istituzionale riferibile, in via diretta e immediata, allo stesso ente che lo possiede a titolo di proprietà o altro diritto reale. 

Il sole24ore riportache:”…il conto del patrimonio che lo Stato ha in pancia sia di 62 miliardi di euro di immobili, assumendo questa cifra come valore catastale, l’arretrato arriverebbe a 3 miliardi di euro con l’aliquota standard del 7,6 per mille. Ma in molti Comuni l’aliquota è più alta e gli immobili, in un portafoglio variegato che dai palazzi dei ministeri, arrivano alle spiagge e ai terreni demaniali passando per una varietà infinita di uffici e costruzioni strumentali delle varie amministrazioni, spesso non hanno una rendita, per cui il completamento potrebbe far salire il conto almeno a quota 4/5 miliardi potenziale esborso dello Stato nei confronti dei comuni”

Nel dispositivo dell’ordinanza i giudici affermano che il soggetto passivo ICI (ex art.3, comma 1, D.Lgs. n.504 /92) è il proprietario di immobili di cui al comma 2 dell’art.1, ovvero il titolare di diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, superficie, sugli stessi, anche se non residenti nel territorio dello stato o se non hanno ivi la sede legale o amministrativa o non vi esercitano l’attività. 

Ne consegue che, ove il proprietario del bene ne abbia concesso il godimento ad un terzo soggetto passivo del tributo, resta il concedente ai sensi dell’art.3 del d.lgs. n.504/92. 

Si può quindi ipotizzare che lo stato faccia ricadere questi costi d’imposta al terzo soggetto che ne ha il godimento, con un aumento del costo del servizio che ricadrà sul cittadino. 

Nel contempo i Comuni dopo l’ordinanza della Cassazione sono obbligati ad attivarsi, perché non farlo significa esporsi alla responsabilità erariale ed alle obiezioni della Corte dei Conti. 

La combinazione delle due ordinanze fa nascere una complessità di individuazione del soggetto passivo d’imposta:

  • se il Demanio è proprietario ed utilizzatore ai fini istituzionali dell’immobile non è soggetto all’imposta
  • se il Demanio è proprietario del bene ma lo stesso è dato in concessione è soggetto d’imposta;
  • se l’area in concessione prevede che l’utilizzatore è titolare della proprietà superficiaria sulle opere realizzate, il soggetto d’imposta diventa il concessionario;

Queste realtà così diversificate richiedono da parte dei comuni una organizzazione di dati specialistica (immobili e terreni, rendite catastali, valori aree fabbricabili, proprietari, utilizzatori e occupanti, ecc.), organizzazione tale del COD.Com (Centro Organizzazione Dati di Car-Tech). 

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Incentivi economici al personale comunale previsti dalla Legge Finanziaria 2019.

La legge finanziaria ha introdotto all’ art.1 comma 1091 della L.145/2018 una norma che permette  da parte del comune, la costituzione di un fondo incentivante finalizzato al potenziamento delle risorse strumentali degli uffici preposti alla gestione delle entrate e ad un “Bonus” economicoaccessorio al personale dell’ufficio tributi. 

Le nostre soluzioni specialistiche a supporto dell’ufficio tributi si collocano strategicamente per l’attuazione di questa opportunità. 

Attraverso i nostri servizi di realizzazione di banche dati certe e di ricostruzione della reale situazione imponibile relativa ad un determinato anno fiscalei Comuni potranno, in completa autonomia, attivare un’azione di accertamento mirata e che riguarderà l’intera base imponibile dell’Ente. Con questa modalità operativa si attuerà una vera perequazione fiscale velocizzando il processo di controllo ed accertamento e si incrementerà il gettito derivante dalle attività accertative.

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TARI: una tariffa maggiormente equa

Il mese di dicembre per milioni di italiani rappresenta un appuntamento di obblighi fiscali molto importanti che peseranno sul budget delle famiglie; infatti bisognerà versare entro Dicembre l’IMU-TASI e la TARI per i Comuni che hanno previsto il conguaglio o il pagamento rateale.

Da uno studio della Banca d’Italia emerge che la TARI, il cui gettito copre il costo del servizio di raccolta e smaltimento, ha gettito rilevante e rispetto ai bilanci dei Comuni essa rappresenta un importo di quasi 10 miliardi, di cui viene stimato che all’incirca il 60% sia prelevato sulle famiglie, corrispondente a quasi un quinto delle entrate comunali.

Lo studio di Bankitalia analizza le caratteristiche della TARI sia in termini di efficienza che in termini di equità avvalendosi di una simulazione sui dati dell’indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d’Italia; il risultato indica che la TARI non differenzia adeguatamente fra famiglie in base alla produzione di rifiuti e presenta effetti redistributivi peculiari a sfavore dei nuclei con redditi più bassi. Una riconfigurazione del prelievo in chiave tariffaria porterebbe benefici non solo in termini di efficienza ma anche in termini di equità, poiché rimuoverebbe i profili di regressività dell’attuale TARI.

Lo studio fa emergere l’utilità al passaggio di una logica pienamente tariffaria che, oltre a rendere più efficiente la gestione dei rifiuti, comporterebbe l’ulteriore vantaggio di rimuovere alcune iniquità del sistema attuale nel ripartire l’onere del servizio fra le famiglie. La nostra Regione prevede che dal 2020 dovrà essere applicata unicamente la tariffa puntuale dove il cittadino paga per quanto rifiuto indifferenziato produce, quindi il calcolo della tariffa rifiuti (TARI) è legato alla reale produzione di rifiuti. Non si basa più solo sul metodo presuntivo e sul criterio dei metri quadrati dell’immobile, ma anche su quanti rifiuti sono prodotti e differenziati, presupposto essenziale diventa anche il corretto comportamento del contribuente nella selezione del rifiuto. Altro presupposto per una tariffazione più equa è in capo ai Comuni nell’ organizzare la determinazione della tariffa.

I Comuni, per ottemperare appieno alla normativa vigente e soprattutto per assicurarsi continuità di gettito ordinario altrimenti a rischio, devono dotarsi di strumenti in grado di aggregare dati provenienti da fonti diverse (immobili e terreni, proprietari, utilizzatori e occupanti..), verificarne l’esattezza, organizzarli e renderli disponibili in modo funzionale sia agli operatori comunali, per ottimizzare i servizi interni, che ai contribuenti/CAF per semplificare gli adempimenti imposti. Affrontare la riscossione TARI in una modalità semplicistica significa dare spazio all’evasione ed elusione come pure complicare il pagamento per i cittadini corretti; quindi è necessario superare l’attuale modalità di gestione tributaria trasformando buona parte delle attività accertative in attività che tendono ad instaurare un “colloquio partecipativo” con il contribuente per raggiungere la prevenzione dell’evasione e una equa tariffazione. La TARI ha una gestione molto più complessa dei tributi in quanto la banca dati necessita di una gestione dinamica ed integrata delle informazioni al fine di conoscere e gestire tempestivamente le eventuali le modifiche che permettono la conoscenza puntuale della base imponibile.

Quanto sia fondamentale una tale organizzazione lo si evidenzia nell’analisi elaborata dal Centro Studi della Confartigianato di Cesena sullo stato di applicazione della tassa rifiuti pagata dalle principali categorie d’impresa nel comprensorio. L’analisi evidenzia un cambio di rotta, rispetto al 2017, dove in alcuni Comuni la tassa rifiuti è diminuita e precisamente: dell’11% a Savignanodel 3% a Cesena e Gatteo4,5 % a Verghereto, 1% a Sarsina e Mercato; nel contempo è aumentata la raccolta differenziata quindi si sono verificati entrambi i presupposti sia di una corretta attività di selezione del rifiuto da parte del cittadino e sia da parte dei Comuni con l’ adozione del sistema di informazioni territoriali e tributarie esatte e condivise al fine di ordinare i dati e di renderli fruibili immediatamente al Comune.

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